LinkedIn è il social network per chi cerca e offre lavoro. Qui non c’è posto per post assurdi su cosa si ha mangiato a pranzo o quanto male si ha dormito la notte prima. Qui, sul servizio web di rete sociale LinkedIn, nato nell’ormai lontano luglio 2003 quando la crisi economica mondiale doveva ancora scoppiare, si comunica e si opera per mero lavoro. Si interagisce online nel nome della nuova dimensione del mondo lavorativo. Negli Stati Uniti è ormai una prassi consolidata, e sempre più al giorno d’oggi un buon profilo LinkedIn può far lievitare (non poco) le possibilità di essere assunto rispetto alla concorrenza. Non si tratta solo di pubblicare le proprie “skills” (competenze), perché per quello c’è sempre il curriculum vitae. Bisogna ovviamente farlo, ma c’è di più. LinkedIn è di più. Sulla sua pagina specifica dell’enciclopedia online Wikipedia, troneggia una frase di Roger Abravanel  (editorialista del Corriere della Sera): “Grazie alla tecnologia, LinkedIn distruggerà il mondo delle raccomandazioni all’italiana”. Al giorno d’oggi dunque, avere un buon profilo LinkedIn non è solo importante per il proprio lavoro, ma (quasi) fondamentale dal momento vi è attiva una comunità mondiale di più di 300 milioni di utenti (oltre 7 dei quali italiani), con due nuovi membri registrati (di media) ogni secondo.

linkedin-web-agency-padova

Eppure, a dispetto di una sempre maggior fruibilità, sono ancora tante le aziende che si affacciano sul suddetto job-social network nello stesso modo in cui si faceva erroneamente su Facebook fino a non tanto tempo fa, ossia con un profilo invece di una pagina o eventualmente di un gruppo. Scegliendo la modalità corretta, una volta cliccato il tasto “segui” dell’azienda di proprio interesse, non solo si potranno visualizzare tutte le comunicazioni ma anche essere aggiornati su ogni nuova offerta di lavoro emessa dalla suddetta.

Ma come si fa a emergere dalla massa? Una buona foto di primo piano riveste un ruolo a dir poco fondamentale; evitare però espressioni troppo seriose così come immagini sostitutive. Nell’era SEO è fondamentale personalizzare il proprio URL che in caso contrario resterebbe un codice cifrato in stile pagina vergine di Facebook e difficilmente tracciabile nelle ricerche di Google. Ma aldilà della foto, su cui a titolo personale trovo molto superficiale in caso fermarsi (cosa avrebbero detto di Bill Gates, ndr) da parte dei recuiters o head hunters che vengono pagati per capire se una persona è in grado di fare al meglio un mestiere e non se deve sfilare per Prada (a meno che la professione richiesta non abbia un’attinenza specifica con l’aspetto), a far salire il proprio prestigio e considerazione sono di sicuro le conferme delle competenze (endorsement) e ancor di più le “segnalazioni” da parte di colleghi o precedenti datori di lavoro.

E dall’altra parte della barricata come si sta? Alla grande, potremmo dire. Quanto meno per chi ha capito i (tanti) vantaggi che può trarre da uno strumento come LinkedIn. Se l’ADS permette alle aziende di creare annunci di lavoro, queste di conseguenza rimandano molto spesso al proprio sito, e dunque ciò “fa bene” al proprio traffico. La possibilità poi di  interagire subito con potenziali clienti, permette non solo di migliorare la propria attività e comprendere i loro bisogni ma anche di presentarsi al meglio e in modo impeccabile, mostrando di avere numeri superiori rispetto alla concorrenza. Ma prima ancora di entrare nello specifico, è bene tenere sempre a mente la lezione del “contenuto sovrano”, alla base anche del content-marketing LinkedIano, redatto possibilmente con qualche accorgimento SEO. Raccontare e raccontarsi (anche con l’uso delle presentazioni-slideshare) creando coinvolgimento sarà la chiave del proprio successo. Una “chiave” che non dovrà certo essere improvvisata, ma preparata a tavolino con coscienza di causa, e di LinkedIn Marketing più che altro. Ma a differenza del motto Eighties per altro sostenuto ancora da molti esperti SEO (…), dove “l’importante è esserci non importa come”, al contrario importa eccome. Stazionare su LinkedIn senza interesse né reale volontà di voler leggere, imparare e mettersi in gioco, significa perdere tempo e farlo perdere agli altri.

Non si può ovviamente parlare di Linkedin e content marketing senza chiamare in causa “l’apparato-mobile”. E se a fine 2014 il numero di connessioni alla piattaforma da smartphone/tablet aveva già toccato il 47 per cento, è praticamente certo che quest’anno scatterà il sorpasso. Previsione questa dettata anche da una situazione economica ancora in claudicante ripresa, e con la popolazione (aziendale inclusa), anche quella meno internettiana, ormai convinta che l’accesso al mondo del lavoro passi sempre di più per il web e LinkedIn.