Ha praticamente ucciso gli sms. Dopo cinque anni di attività è stata comprata nel febbraio 2014 da Mark Zuckerberg per 19 miliardi di dollari. Il suo nome è WhatsApp, la sempre più amata e usatissima applicazione per la messaggistica istantanea compatibile con i principali sistemi operativi mobile: Android, BlackBerry OS, iOS (Apple) e Windows Phone, oggi la più utilizzata in Italia perfino più di Facebook, Facebook messenger e Skype. Ulteriori sviluppi però sono già al vaglio di esperti, uffici marketing e utenti desiderosi di spiccare il grande volo nel mondo del new biz. Cambiano i protagonisti ma l’obbiettivo è sempre lo stesso: Fare marketing con whatsapp.

Il suo logo, una sagoma di telefono bianco su sfondo circolare verde comincia a essere sempre più onnipresente. Alla fine di molti articoli di giornali (vedi la Gazzetta dello Sport), oltre alle icone dei vari social network per la condivisione, ha preso posto anche WhatsApp. Anche sul fronte “customer care”, al momento ad appannaggio in particolare di Twitter, ci sono interessanti novità. Aziende diversificate lo hanno già sperimentato con successo nella suddetta funzione, instaurando così un dialogo diretto e personale con il proprio cliente:

  • Genialloyd: compagnia di assicurazioni
  • KLM: compagnia aerea
  • Coop: lo scorso 26 maggio la Cooperativa Italia ha twittato la seguente frase: “#CoopVoce rivoluziona l’assistenza clienti. Contattaci su #Whatsapp al 3703010188”.

Tutto questo però non basta. Oggi sempre di più si parla di fare marketing con whatsapp.  Al momento nell’applicazione non v’è traccia di B2C (business-to-consumer) ma la questione è tra i principali pensieri dei cervelli dell’applicazione. Forse per il 2015 è ancora presto ma dal prossimo anno qualcosa di sicuro cambierà. Il collega Chad2Win d’altronde ha già inserito da tempo spot pubblicitari e di recente sono aumentati i “premi” monetari per chi scarica le app consigliate.

Di codificato in stile dettami SEO al momento non v’è ancora nulla, morale, fare marketing con WhatsApp è ancora una materia aperta a moltissime e creative possibilità. Di certi case però si è già iniziato a parlare. Tre esempi su tutti:

  • Absolut: per celebrare una produzione limitata di vodka svedese, è stato organizzato un esclusivo party in Argentina. Per accedervi ognuno poteva contattare su whatsapp il buttafuori virtuale Svan cercando di convincerlo senza esclusione di creatività: parole, messaggi, video, immagini, etc. e perfino audio-messaggi. Risultati di buzz ed engagement più che notevoli
  • Kilk: un contest “cioccolatoso”. Chiave di volta di questa riuscita operazione, i gruppi. Se quando si tratta di “sparare” i propri annunci, Google e Facebook rispettivamente con AdWords e Ads consentono all’utente di circoscrivere al meglio il proprio target, WhatsApp al contrario non consente una simile pratica. Ecco perché Kilk aveva posto come regola per aderire, l’inserimento di un determinato numero di profilo WhatsApp a un gruppo
  • Sony Digital Audio Disc Corporation India: social network a tutto spiano. Sfruttando la forza del proprio brand su Facebook e Twitter, è stato chiesto ai propri followers e non di inserire un determinato numero su Whatsapp e dando così il via a vere e proprie conversazioni azienda-cliente per conoscersi, e di lì poi partire con contest e premi

Marketing whatsapp dunque alimentato dalla forza dei social network a dismisura? Si, purché vengano rispettati certi passaggi cruciali:

  • i likes/followers devono essere genuini e non comprati. Se così fosse, anche la campagna di marketing su whatsapp più geniale avrebbe ben poco da raccogliere.
  • lì dove ci fosse risposta da parte dell’utenza, dall’altra parte dello smartphone ci dovrà sempre essere una replica immediata, professionale ma alla mano, gentile e mai scortese.
  • moderazione invio messaggi, il rischio altrimenti è quello di diventare peggio di una fastidiosa telefonata con l’ennesima offerta telefonica.
  • predilezione per contenuti visivi.
  • puntare meno sulla promozione e più sul coinvolgimento del cliente.